La Giornata per la parità retributiva (equal pay day) è stata designata dalla Commissione Europea per ricordarci che il salario orario lordo medio degli uomini era superiore di quello delle donne. In Francia, le donne lavorano “gratuitamente” dal 10 novembre in poi.
La media dei 27 Stati membri è del 12% superiore in confronto al 20% italiano. Anche se nell’immaginario collettivo ci sono stati tanti progressi, ci vorrebbero 123 anni per raggiungere la piena parità.
Ci sono diversi criteri da tenere in conto per arrivare a queste cifre: il settore, il tempo di lavoro settimanale, il livello di responsabilità, lo stato di famiglia…
Per esempio, una rivalorizzazione delle professioni a prevalenza femminile potrebbe aiutare il 90% delle infermiere, il 87% delle ostetriche e il 65% delle insegnanti a guadagnare di più. Queste basse retribuzioni insieme al fatto che le donne lavorano di meno degli uomini aumentano questo divario. Le altre soluzioni sono le regole del mercato del lavoro e le politiche pubbliche attive.
In aggiunta, all’arrivo del primo figlio, la penalità materna verrebbe limitata dall’instaurazione di un congedo parentale equivalente per entrambi i genitori. Le scelte di vita e carriera rimangono molto conformate al genere a causa anche della ripartizione ineguale nelle faccende domestiche e familiari.
Inoltre, in generale le donne sono meno istruite sulla finanza, mentre le poche più consapevoli hanno obiettivi diversi dagli uomini. In America, il 19% delle donne dichiara voler investire in un’azienda considerata non socialmente responsabile mentre per le uomoni è del 51%.
In conclusione, possiamo anche mettere in luce la disuguaglianza di reddito intersezionale, dove le donne razializzate (non bianche) sono doppiamente discriminate : la giornata a partire dalla quale/a partire da cui loro non vengono più pagate cade in giugno.